lunedì 4 gennaio 2021

Valerie. Il mio “incontro” con Amy Winehouse. Ep III



Gennaio 2014

Una sera, diverso tempo dopo questi fatti, qualcuno mi scrive in chat che la mamma di Amy, la Signora Janis, è su Twitter e interagisce volentieri con i tanti fans della figlia che la contattano. “Perché non le fai sentire la tua canzone?” Di nuovo quella sensazione di essere sbalzato fuori dal tempo, di nuovo quel «Why don’t you come on over, Valerie?» È un attimo. Scelgo le parole più accorte possibile, cercando a tutti i costi di salvaguardare la purezza della mia intenzione e di questa incredibile epifania da ogni possibile sospetto di sciacallaggio e mitomania. Così parte il tweet più importante della mia vita finora.

Non credo siano passati più di cinque minuti. Il mio telefono vibra. La notifica è lì. Dice: “Angels are singing lullabies [citando l’ultimo verso del mio pezzo]. Wonderful, thanks. Janis

Quelle poche parole stavano dando un senso a mesi interi di ciò che avevo iniziato a pensare fosse pura follia. Ma non era finita.

Dopo pochi giorni Miss Janis mi invita a Londra per un tea (ovviamente!) e per conoscere la mia storia. Io “fatalità” (ora so che era pura sincronia) avevo già il biglietto per andare a festeggiare i trent’ anni del mio amico fraterno Alessandro, trasferitosi da qualche tempo nella città del Big Ben. Tutto coincideva. La Vita mi stava insegnando realmente che nulla può essere forzato. Ciò che ha la forza di accadere, ha anche un motivo per accadere.

La vera Magia merita di essere attesa perché sa ripagarti di tanto lavoro, disorientamento e interrogativi nel giro di una notte.

E quella notte (una delle più belle e indimenticabili della mia vita, naturalmente) mi ritrovo ad attraversare tutta Londra sul sedile posteriore di una lussuosa auto nera con tanto di conducente, come un James Bond dell’Eterno, un ambasciatore che portava Pena, Musica, Vita e Verità. 

Arrivato davanti a questo pub, scorgo dalla vetrina la Signora Janis e il Suo compagno, già seduti al tavolo. È una serie di momenti e di emozioni indescrivibili, ma provo ugualmente a dare un’idea. Ci salutiamo, mi siedo e inizio a raccontare tutto dal principio, sentendo crescere in me come un senso di sollievo, un parto, un’energia grandissima che doveva scaricarsi a terra, tramite la mia persona e il mio racconto.

Via via che raccontavo, tutto diventava chiaro: Amy voleva tornare dalla mamma, farle capire che la propria essenza energetica era viva, eterna e indistruttibile. E che lo stesso vale per tutti e per tutto. Di nuovo percepivo me stesso come un semplice e inconsapevole canale, agito dallo Spirito (o Anima, o Dio o Luce o “Francesco” o “Antonietta” o qualsiasi altro nome si preferisca…ma è quella Cosa lì). Ero sprofondato in un senso di altissimo rispetto e reverenza, sia per l’immenso dolore delle persone che avevo davanti, sia per la concatenazione di inconcepibili sensazioni, eventi, sincronie, luoghi e persone che dopo tanto tempo arrivava a schiudersi come un fiore meraviglioso davanti ai miei occhi.

Usciti dal locale, (dopo un panino e una birra che non ho minimamente toccato, tanto le mie budella erano contorte), la Signora Janis e il Suo compagno mi chiedono, con grande naturalezza, che programmi avessi per il giorno dopo. Avverto una leggera vertigine e mi dico assolutamente libero (of course!). Loro mi invitano di nuovo, stavolta direttamente a casa, per vedere i premi di Amy (che, tanto per dire, erano i Grammy Awards, l’Oscar della musica pop-rock, una cosuccia da niente…) e a suonare la chitarra di Amy, (altra cosuccia da niente per uno che vive di musica da quando è nato). In quel momento, di nuovo, ha risuonato in me quel “why don’t you come on over… Valerie”; ho sentito la Magia vera frizzare in tutto il mio Essere e illuminare a giorno l’intera Londra.

Il pomeriggio successivo, sarei entrato in quella casa dove Amy stessa, con quella canzone che portava il mio nome, mi stava attirando ormai da tempo.

Solo un’immagine può rendere l’idea di quel momento.

Il salone, una foto di Amy in una cornice appoggiata sul mobile del televisore (una foto “di casa” non un poster o una foto commerciale. Assicuro che è un’emozione incredibile percepire questa differenza da dentro la sala da pranzo della diretta interessata, davanti a sua madre).

Sotto quella foto… una copia del mio disco, che avevo portato la sera prima a Janis.

Il mio disco sotto la sua foto. Quel disco che senza questo episodio ora forse sarebbe ancora nel regno delle Idee. Il cerchio era completo. Lo Spirito mi aveva usato per far splendere una luce nel buio di quella vicenda straziante. Per testimoniare a quella famiglia e a chiunque legga questa storia (documentata anche nel video della mia canzone “Amy”) che quella che chiamiamo “morte” (e che da sempre l’Uomo sembra crogiolarsi sadicamente a condire di un immaginario stucchevole e spiacevole di correlativi oggettivi, atteggiamenti e frasi di circostanza funebri e funerari, che inaspriscono ulteriormente il proprio dolore senza rispecchiare in alcun modo lo stato effettivo della realtà) è semplicemente un passaggio di stato energetico.

È uno switch, un interruttore attraverso cui l’Energia che noi siamo e la nostra mente - di cui non abbiamo ancora conosciuto tutte le devastanti potenzialità - si svincolano dai limiti di una percezione necessariamente limitata, e si schiudono come un ventaglio, sbocciano come una rosa nell’inconcepibile dimensione del Tutto, dove riusciamo a essere in ogni tempo, in ogni luogo e accanto a chiunque, sempre.

Pensare che la mia esistenza possa essere servita a mettermi nella posizione di testimoniare questa splendida realtà e a fare da ponte tra una madre in Terra e una figlia in Cielo, dopo una tragedia del genere, è qualcosa che mi mette ancora i brividi ovunque.

L’umanità disarmante della Signora Janis mi accompagna sempre. 

Ogni tanto Le invio un breve messaggio di saluto e dopo due secondi mi arrivano sorrisi e cuoricini.

Ovviamente, per lei e per il Suo adorabile compagno, io sono …Valerie.


Fine

Valerio Mattei   

Roma, Novembre 2020

valeriomattei.com




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