venerdì 29 novembre 2019

Sessanta ore

Sessanta ore.
Sessanta ore.

Questo è quanto possiamo stare,
senza scriverci, interagire.



Sessanta ore.
Sessanta ore.

Nessuna onda rimane al mare.
Come un aereo deve atterrare.
Come un bambino deve mangiare.
Come un cervello deve dormire.
Noi ci dobbiamo riavvicinare,
ricontattarci, comunicare.

Quando si illumina il cellulare
ed esce il nome sull'anteprima,
si ferma il cuore, si accende un sole.
Facciamo scendere la tendina,
senza azzardarci a visualizzare,
se non nel giro di poche ore.

E' una melina da manuale
per non rischiare di rovinare
tutto il lavoro distanziatore
di queste ultime sessanta ore.

Poi una faccina,
qualche stellina,
al massimo due parole
e via di nuovo dentro il cratere
dove ribollono in continuazione
le nostre vite parallele.

Sessanta ore.
Sessanta ore.

E' il massimo della pazienza,
il top dell'indifferenza
che riusciamo a simulare
per questo amore che il Cielo vuole
mentre il mondo se ne ha a male
e ci rinchiude in due galere
quello che ormai è un solo cuore.

Sessanta ore.
Sessanta ore.

Nessuna onda rimane al mare.
Quello che va deve tornare,
quello che è in basso deve salire,
quello che è in alto deve cadere.

Sessanta ore.
Sessanta ore.

Ritmo magico e naturale.
Ora stringere, ora allentare.
Ora prendere, ora lasciare
Ora esserci, ora mancare.

Sessanta ore.
Sessanta ore.

Niente come l'Amore
mostra che il tempo non è reale.

Valerio

(testo di Valerio Mattei)

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